camminava veloce osservando i campi e i fiori addossati alla rete. o almeno, più veloce che poteva.
lo zaino sulle spalle, la musica nelle orecchie, le nuvole gonfie sopra la testa. conveniva sbrigarsi a tornare a casa.
e mentre la chioma correva inseguita dal vento, la mente vagava alla ricerca di quelle immagini, di quei profumi, di quelle sensazioni che lei aveva già provato, nove mesi addietro, in quell'incantevole terra in cui un aereo anzi due l'avrebbero portata il giorno dopo.
e in un giorno di pioggia ti rivedrò ancora
e saprò consolare i tuoi occhi bagnati
in un giorno di pioggia saremo vicini
balleremo leggeri sull'aria di un Reel
j'en ai marre de ce lieu
com'è essere paragonati, associati, sostituiti da un numero scritto su un pezzo di carta?
ve lo dico io:
è frustrante, è irritante, è insopportabile, è ingiusto, è terribile, è falso, è crudele, è insensibile, è violento, è sleale, è vigliacco, è spietato, è gretto, è semplicemente schifoso.
è quello a cui mi sento sottoposta da tanto, troppo tempo.
io, un numero.
su un foglio di carta.
appeso fuori dalla mia scuola.
a giugno.
la mia migliore amica è convinta che appena ne avrò la possibilità me ne andrò di casa.
e mi sa che ha ragione. tanto vale cominciare le compte à rebours.
meno duecento.
el mundo de los sueños no tiene dueño
el mundo de los sueños no tiene techo
Roma in questi giorni è tutta in fiore.
un florilegio di turisti, anche: camminando per il centro, sole e vento tra i capelli, si mescolano lingue e usanze differenti; ed è quasi esilarante origliare le conversazioni telefoniche di un francese sull'autobus, o passare accanto a un tavolino occupato da due inglesi che cenano, ore 18.30.
come potete intuire, altro giretto solitario per me oggi pomeriggio al centro, un po' per sfruttare il pomeriggio libero, un po' per restituire non ti muovere a isabelle, un po' per sfuggire dalla tragica ondata di polline che, da ieri, investe il verdissimo quartiere in cui la sottoscritta risiede, e distrugge della sottoscritta il naso e gli occhi.
mi sento una turista anche io, quando giro per il centro. e mi piace da morire.
a dream is a wish your heart makes
when you're fast asleep
in dreams you lose your heartaches
whatever you wish for, you keep
i sogni più belli sono gli incubi. perché almeno, quando ti svegli e realizzi che era solo un prodotto notturno del tuo inconscio, fai un lungo respiro di sollievo, e le lenzuola, la luce del sole e gli uccellini che cinguettano ti confortano come tante dolci coccole.
i veri sogni invece, quelli che son desideri chiusi in fondo al cuor, nel sonno ci sembran veri e tutto ci parla d'amor, sono terribili. tremendi. raccapriccianti. e questo non lo dico perché voglio fare come al solito la figura di quella acida, cinica, stronza e insensibile. no. è che venerdì mattina un sogno troppo bello mi ha distrutta e gettata nella tristezza più nera per tutta la giornata.
perché quando un sogno è troppo bello (ed è pure verosimile), al risveglio (magari un simpatico bip bip bip di una sveglia, gradevole come un'unghiata su una lavagna), quando realizzi che tutta la stupenda scena era solo un prodotto notturno del tuo inconscio, precipiti in un abisso senza fondo. e così è successo a me. una presammale che non finiva più.
presammale che non si è fermata, anzi è andata crescendo nel corso della giornata e di quelle seguenti, dal momento in cui ho varcato la portiera della station wagon familiare che mi avrebbe portata, a me e a tutta l'allegra combriccola, nel paese natale della sottoscritta e di tutti gli altri componenti del focolare domestico.
che poi "paese" non è, visto che conta più di 50.000 abitanti, ma non fa niente, quel posto è troppo fuori dal mondo, reietto e provinciale per chiamarlo "città".
dopo tre monotone ore di macchina, accompagnate da una colonna sonora così originale da poter vincere il guinness dei primati (ovvero buzzcocks e yann tiersen a rotazione), la sottoscritta approda nella landa desolata di cui sopra, affiancata dalla presammale di cui sopra. solito freddo polare nella casa disabitata dalle vacanze di natale, solita polvere, solito tutto.
solito specchio davanti al mio letto, davanti a cui, saltando sul materasso, la qui presente star internazionale ha in passato tenuto i suoi migliori show, acclamata da un pubblico che solo lei vedeva...
i giorni pasquali trascorrono con flemma e noia, e addirittura la sottoscritta si vede costretta a leggere (due libri in tre giorni, questo sì è un traguardo!) per scacciare la decomposizione cerebrale. come sempre i pranzi durano pomeriggi interi; agnello, salumi, pastiere e cioccolato si tuffano con gioia nello stomaco della scrivente, costretta ad ascoltare sguaiati discorsi sulle elezioni appena passate senza capacità/possibilità/volontà di ribattere alle corbellerie pronunciate.
in particolare, alle corbellerie di zio Masino.
zio Masino (volgare storpiatura del nome tommaso) è il fratello minore di mio padre, e il suo ruolo all'interno della famiglia può essere riassunto in una semplice parola: il Buffone.
eh sì, perché mestiere di zio Masino è allietare i presenti con vere chicche di rozzezza popolare, ed è una vera garanzia per la buona riuscita di pranzi, cene, scampagnate, che senza di lui risulterebbero grigie e piatte. e fin qui tutto bene.
purtroppo però zio Masino si trova attualmente a ricoprire il ruolo della pecora nera, poiché, pur venendo da una famiglia comunista nel sangue, è diventato, per ragioni che non vi sto a dire, un berlusconiano.
un berlusconiano che, durante la cena il giorno di pasqua, è esploso criticando l'attuale sinistra (ah aspettate: era seduto ad un tavolo circondato da fieri elettori rossi), che lui non avrebbe votato perché "ci stanno in mezzo bertinotti, i no global e vladimir luxuria". io purtroppo ero in coma alimentare e non ho avuto la prontezza di rispondergli. però mi sono mangiata le mani a pensare che gli avrei potuto sbrodolare addosso i miliardi di alleanze marce della sua destra, stuprando senza pietà le regole grammaticali e morali vigenti.
passata la pasqua, la pasquetta è stata insopportabile. è stata una lunga attesa. di tornare a casa.
le ore si sono susseguite con insostenibile nervosismo e impazienza.
finché, ore 20.30, sotto una magnifica pioggerellina, l'eroina padrona di questo blog è risalita in macchina. e durante il viaggio, puntuale come un orologio svizzero, c'è stata la solita crisi nervosa, durante la quale ho versato tante lacrime e logicamente mi sono anche soffiata il naso. i miei astutissimi genitori, però, non si sono accorti che stavo piangendo.
pensavano che fossi raffreddata.
ever fallen in love with someone
ever fallen in love in love with someone
ever fallen in love in love with someone
you shouldn't've fallen in love with?
oggi è una bella, bellissima giornata, primo giorno di vacanza.
stamattina mi sono svegliata presto, ho asciugato i capelli al sole e sono uscita, da sola, perché non è detto che se tutti i tuoi amici per un motivo o per un altro ti abbandonano tu devi rimanere in casa a marcire quando fuori c'è un sole che spacca le pietre.
sono andata al centro, alla Librairie Française dove lavora la mia ex insegnante di francese, che io adoro. ero andata lì per salutarla e per comprare un libro; con lei ho chiacchierato parecchio, e sono rientrata a casa con il libro a cui puntavo in borsa, sì, ma in mano tenevo una busta con altre tre prede: Non ti muovere di Margaret Mazzantini (che mi ha prestato lei), Allah superstar di Y.B. e il Dictionnaire 2005 della Hachette, che mi ha REGALATO.
e questo perché questi due teneri amici cartacei sono sur couverture, cioè senza la copertina (che è stata mandata alla casa editrice per motivi che non ricordo) e quindi invendibili. ma regalabili.
e tutto il mio viaggetto solitario è stato accompagnato fedelmente dai Buzzcocks (vedi titolo post) e dal mio amore Yann Tiersen (vedi colonna sonora del blog).
è da stamattina che non ascolto altro.
stranamente, questo periodo è, rispetto alla media, pieno di cinema; e infatti sono da poco tornata da vedere il film di verdone e muccino, e dire che mi è piaciuto è dire poco. e sì, forse mi sono quasi commossa ("quasi" perché la colonna portante della commozione, ovvero la lacrimuccia, non c'è stata), assistendo a una storia d'amore che non c'è altra parola per definirla se non BELLA.
bella bella bella.
oggi mi sento romantica e cambio anche la colonna sonora del blog.
e decisamente yann tiersen è l'uomo della mia vita.
e non c'è niente da fare
che qua si respira proprio l'aria dell'estate.
...abbiamo vinto...
[sentito disgusto per quella gran massa di teste di cazzo che hanno avuto il coraggio di votarlo ancora.]
estro creativo sotto zero.
ma forse ve ne siete accorti, magari venendo a controllare questo blog ogni giorno e cliccando forsennatamente sul tasto "Aggiorna", alla ricerca di nuovi e succulenti sfoghi cinici della sottoscritta contro il mondo e le sue piccolezze.
ma forse anche no.
e il periodo in corso non è dei più banali, si alternano fasi di spensieratezza, semidepressione, preoccupazione e felicità. l'anno scolastico sta per volgere al termine e i voti non sono dei migliori, il tempo che non basta mai non aiuta in nessun campo, la disorganizzazione, la pigrizia innata, il sole fino a tardi e gli uccellini fuori dalla finestra completano il quadretto. poi si aggiungono eventi salienti e portatori di svolte epocali (come ad esempio la liberazione dall'ortodonzia fissa che mi ha tormentata per 34 mesi), incazzature varie (quelle non mancano mai) e fugaci lampi di genio, ispirazioni e aspirazioni ad una vita migliore.
altro da dire? no, nient'altro, a parte che oggi e domani sono i giorni più importanti per il destino dell'Italia, e quindi vi faccio un appello, ANDATE E VOTATE voi che potete, e per favore, nelle urne, SIATE COGLIONI.
che se rivince berlusconi io finisco il liceo e scappo a parigi.
giuro.
e a me certe cose mi fanno salire l'acido al cervello.
ecco cosa mi scrive una tizia su msn:
Mettete una rosa davanti al vostro nick per almeno 3 giorni per ricordare il piccolo tommaso che è stato ucciso ingiustamente. Inviate questo messaggio a tutti i contatti che avete.
analizziamo la questione.
PUNTO PRIMO "il piccolo tommaso è stato ucciso ingiustamente" ah davvero? e tutte le altre MIGLIAIA di bambini che muoiono ogni giorno cos'hanno meno di lui? perché non mettiamo una rosa davanti al nick anche per loro? solo perché non vengono da una famiglia ricca, perché non creano lo scandalo, perché non vanno in televisione hanno meno dignità di lui, muoiono meno "ingiustamente" e non meritano di essere ricordati?
PUNTO SECONDO a cosa cazzo serve mettere una rosa davanti al nick? vabbene la metto sta rosa embè? che me cambia? che mo so più brava ragazza che metto la rosa davanti ar nick pe ricordà er regazzino? così sembro n'anima pia? e se nun la metto che so, una cattiva ragazza che nun gliene frega un cazzo? che c'ho la sensibilità sottozzero? che tutti i miei contatti ora penseranno che so na stronza insensibile nogglobbal e terrorista?
PUNTO TERZO perché dovrei diffondere a tutti i miei contatti (che in linea di massima rispetto e stimo - QUASI tutti) questa pateticissima catena volta solo a ingannare e commuovere quella parte di noi più incline ad essere abbindolata? questo farebbe di me (ripeto) una brava ragazza ligia al dovere santa cattolica apostolica sensibile amorevole futura sposa e casalinga con un cuore grande così?
pensate ciò che volete su di me, ma io a questa squallida e patetica catena dico con fermezza NO.
e poi mi dicono che sono cinica.
mah.
no, nun sto a rosicà.
solo che il tanto atteso concerto della banda bassotti si è concluso per me ancor prima di cominciare, complici le quattro ore canoniche di ritardo del villaggio globale e il coprifuoco cenerentolesco della mia accompagnatrice.
però è stata comunque una serata coi fiocchi, almeno per me, che i sabati sera da parecchi mesi a questa parte li ho passati in casa a cazzeggiare davanti a questo schermo; insomma mi ero disabituata alla prospettiva di uscire la sera, soprattutto mi ero disabituata dall'idea di andare a un concerto in un centro sociale, e mi mancava troppo vedermi sfilare davanti le più svariate categorie di personaggi, punkettoni, skinhead, zeccaccedemmerda, fattonimbriaconi, metalz e anche famiglie con bambini, mi mancava fare figure di merda, spizzare i ragazzi, essere investita da svampe esagerate, non riuscire a parlare sopra la musica a palla, incontrare amici e conoscenti di vista, comprare magliette dei gruppi, vagare senza meta in attesa del concerto.
quindi bentornata, è questo il mondo a cui volevi appartenere!
prossima tappa radici nel cemento, e stavolta non mi freghi, maledetto coprifuoco..
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