Brava!
Brava!
Sono tanto brava! Brava!e finalmente l'artista spocchiosa e che-se-la-sente-calla che è in me esce allo scoperto con l'"opera magna 2005/06"!
che di capolavoro ce ne vuole uno all'anno, giusto per non dimenticare che il disegno è una mia grande passione.
et voici mon chef d'œuvre, godete ammirate criticate distruggete, che le critiche sono ben accette.
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[cliccare sulle immagini per averne una visione più completa]
Sunday Bloody Sunday
che in realtà il giorno più bloody di tutti è stato ieri, causa epistassi tornata a far danni, ma il titolo mi ispirava troppo per non scriverlo.
e poi il titolo in inglese rimanda anche all'esame la cui prima parte ho sostenuto oggi, domenica 28 maggio, alle 8.30 (listening) e intorno alle 15 (speaking), e che non mi ha lasciata pienamente soddisfatta. uffi.
si profilano ora all'orizzonte due-tre ore di studio intenso (leggasi chiusa di fisica/filosofia) e una festa di diciottanni a cui non posso mancare. e sono già distrutta.
per il resto, la settimana passata ha regalato momenti esilaranti e orecchini nuovi (vedi serate a trastevere), gavettoni, spionaggi col satellite di google, indecisioni su probabili vacanze studio in francia, rimpatriate e nostalgia. routine.
la calenda dice meno quattordici. dai che ci siamo quasi.
Pendant que la marée monte
Que chacun refait ses comptes
J'emmène au creux de mon ombre
Des poussières de toi
Le vent les portera
detto fatto, da ieri questo blog ha una nuova soundtrack. ognuno attribuisca a questa canzone il significato simbolico, associato a questo blog, che vuole.
in questo momento mi definisco: orgogliosa&rassegnata.
orgogliosa, perché non riesco ad abbassare il capo davanti al dubbio del mio torto per cercare di capire come stanno veramente le cose.
rassegnata, perché se sostituisco al dubbio suddetto una convinzione, allora qualcuno mi ha sostituito con un'altra persona.
e sono orgogliosa anche per aver fatto valere le mie idee sulla rozza demagogia di un insulso candidato al municipio di alleanza nazionale.
e sono rassegnata anche perché con certe persone c'è poco da fare, oltre ad aspettare che arrivino tempi migliori.
l'anno scolastico si avvicina al suo tramonto e lo stress è alle stelle.
tutto sembra così vuoto, ora.
con questo reo tempo che fugge, questo sole che ora è tramontato, il buio che cela e illude di un freddo che oramai è un ricordo dell'inverno che fu. e che lascia ancora i suoi segni profondi.
e scritte e firme e disegni, e sguardi e sorrisi e linguacce, e baci e pizzichi e abbracci.
e tutto questo che detto in una parola è affetto, ma che un attimo dopo diventa vergogna. vergogna rossa, rossa rabbia, rabbia e delusione. delusa, ecco come mi descriverei ora. usata, forse. presa in giro, di sicuro.
perché purtroppo non si finisce mai di imparare, sulla gente.
rabbia che divora nella solitudine afosa. anche se per fortuna basta una parola amica per risollevare le sorti della giornata. ma nemmeno di tanto, poi.
grazie a chi mi ha risollevato. e a te che mi deludi, vaffanculo.
quando ero piccola e busta, a causa di una strabiliante carenza di rapporti umani amichevoli, mi creavo un piccolo mondo in cui io ero l'indiscutibilmente bellissima principessa/fatina e altre sconosciute ed inesistenti entità aeriformi erano i miei amici/sudditi. il fatto che io riconosca queste mie oscure pratiche testimonia la mia sanità mentale.
la vita della piccola principessina squarcy era costellata di platonici amori, che per sempre si sarebbero limitati a furtivi ed intensi sguardi, niente di più. e nella sua mente, la nostra progettava anche il suo futuro, in mancanza di altro da fare.
tra le mie assurde fantasie infantili figura quella della data del mio fidanzamento. oddio, fidanzamento, il giorno in cui qualche sfigato mi si sarebbe pigliato.
indovinate che giorno era,
quello?
lo scrivo per chi non l'ha capito al primo colpo: ma il 15 maggio dei miei 17 anni, ça va sans dire!
e qualche sfigato mi si è pigliato, oggi? a me non risulta. purtroppo.
vago nell'universo dell'incertezza e dell'ammirazione verso chi non si concede, o non è umanamente raggiungibile. o magari lo sarebbe, se io mi dessi una mossa.
per il resto, cosa dire? il conflitto madre-figlia imperversa più aspro del solito, in vista della fine dell'anno scolastico. qui c'è qualcuno che vuole che io abbia voti alti solo per poi vantarsene con le amiche. che schifo.
e mi sono anche accorta che è più di un mese che questo blog ha la stessa colonna sonora. in effetti, l'attenzione che rivolgo al blog rispecchia quella che rivolgo alla mia vita, è da prima di pasqua che vivo senza vivere, o almeno, le giornate mi sfuggono davanti, ho perso la concezione del tempo e ogni mattina ci metto qualche minuto a capire che giorno è. bah.
together here we are
boy and girl walk alone
together moving like cloudsoggi è l'11 maggio, e tra soli sei mesi è il mio compleanno. il baratro della maggiore età si avvicina a passo veloce, e ogni tanto inciampa e si porta dietro qualche sassolino nella scarpa (ai).
e mi ritrovo ad oggi con l'angoscia di dover chiedere scusa alla indescrivibile individua che occupa la cattedra di inglese della mia sezione (potete avere un assaggio della suddetta cliccando
qui) per essere stata "arrogante e polemica" nei suoi confronti (ma quando mai).
e nemmeno iddio sa quanto mi irrita questa formale eppure indispensabile imposizione.
io, strisciare ai piedi di quel rifiuto umano. bah.
che poi il resto delle materie non è che vada una meraviglia, la fine dell'anno mi ha dato tanta concentrazione ma poca fortuna.
dai che il 10 giugno è vicino.
eppoi se in incipit cito la mia presunta sosia Elisa (che è, senza possibilità di polemica, una cantante eccezionale), un motivo di fondo c'è. che questa questione poi l'ho già esposta tempo addietro, quando il "problema" si presentò.
c'è che alla fine tutti i nodi vengono al pettine, e che in fondo in fondo è inutile mentire a sé stessi.
c'è che quando si desidera troppo poi si resta a mani vuote.
e c'è che la sottoscritta sente il bisogno di qualcosa che non ha. punto.
[sono ermetica e ne sono ben cosciente, ma forse chi è toccato da questa questione legge questo blog e non voglio far trasparire nulla di più. approfondirò l'argomento con chi lo desidera sotto appuntamento, in separata sede.]
io però aspetto. e vediamo che cosa succede.
E non hai capito ancora come mai,
gli hai lasciato in un minuto tutto quel che hai.
Però stai bene dove stai.
oggi ho capito che i quindici anni sono un'età di merda e non lo sono stati solo per me, l'ho capito assistendo da spettatrice sadica a vicende patetiche ed esageratamente emo che si svolgono in questo periodo intorno a me (indirettamente per fortuna, e a debita distanza).
questo mi solleva e mi disegna in viso un sorriso a metà tra il tenero e il beffardo, una specie di solidarietà cattiva con l'innominabile soggetta (semisconosciuta ed inspiegabilmente personaggio, tempo fa, di un mio sogno/incubo nella veste dell'antagonista, ruolo che l'ha resa a me detestabile nella realtà) che sembra ripercorrere i miei passi, che mi sembra ridicola nella sua rabbia, nelle sue lacrime, nel suo abbigliamento, nei suoi capelli, nel suo trucco, eppure anche io due anni fa ero più o meno così e mi tormentavo in questioni su cui ora mi farei quattro risate.
e aggiungerei che ascoltare pezzi di vetro in camera da sola, con in testa mille progetti di viaggi e mille visi e persone diverse, lontane o meno, è a dir poco deleterio.
aux champs élysées, aux champs élysées
au soleil, sous la pluie,
à midi, à minuit
il y a tout ce que vous voulez
aux champs élysées
se Paris chiama, squarcy risponde.
e che risponde? sì, no, non lo so, un mese, due settimane, cinque giorni?
tutto è nell'aria, ancora..
ma squarcy risponde.
whack for the daddy 'ol
whack for the daddy 'ol
there's whiskey in the jar!
io sono tornata eh.
e in realtà avevo già scritto un messaggio prolisso e pregno di sentimenti ieri sera, immersa nel vortice di emozioni e rincoglionimento tipico di ogni ritorno a casa, ma il compagno splinder, per motivi che non ho indagato per timore di riverenza, l'ha traslato in un layout incomprensibile e in una tonalità cromatica assolutamente incompatibile con lo sfondo corrente.
insomma era illeggibile.
e sarebbe troppo banale e non degno di me riscrivere paro paro ciò che la mia mente ha elaborato ieri in preda alla confusione del momento.
Corcaigh è una città piccola e trafficata, poco irlandese direi, ma piena di negozi, o almeno quelli che interessano a me. e ciò si traduce in valanghe di magliette a righe spacciate per pochi spiccioli.
Corcaigh però ospita un concorso internazionale davvero eccezionale, a cui quest'anno sono accorsi cori da irlanda, belgio, svezia, norvegia, spagna, lettonia, canada, inghilterra....e italia. noi.
noi che siamo arrivati terzi dopo norvegesi e canadesi, che a quelle streghe spagnole (il coro femminile basco vocalia taldea, già incontrato l'anno scorso ad arezzo e da incontrare il prossimo autunno in casa loro, a tolosa) abbiamo messo in culo le loro maledette candeline, che abbiamo preparato un concorso in meno di un mese, che 6 giorni prima del concorso eravamo in una chiesa a cantare da schifo davanti ad un pubblico, che nella city hall di Corcaigh abbiamo cantato da paura e col coltello tra i denti.
noi che il terzo posto non ci è andato bene, e al nostro direttore meno che mai. e questo ha rovinato gli ultimi due giorni irlandesi, quelli passati ad Áth Cliath.
poi a rovinare il soggiorno in questa città che, come ben sapete tutti, adoro, ci si sono messe lamentele, malesseri, rodimenti e una valigia che scompare nel nulla, facendo scoppiare la scrivente in un mare di lacrime nervose.
e poi, un maldigolaraffreddoreorecchietappatevoceassente che mi tormenta dalla mattina dopo il concorso, dopo cui le scatenate danze irlandesi di una festa per soli cori mi hanno invasa di risate e sudore. sudore e freddo della notte irlandese, immaginatevi il risultato.
ho lasciato la mia Éireann con l'amaro in bocca, la testa scombussolata e le orecchie tappate.
però l'ho rivista ancora, in giorni di sole (caldissimi, credo un miracolo trovare il sole in irlanda) e anche di pioggia fine fine (ad Áth Cliath, che in questo non mi ha tradita), ma soprattutto, cosa più importante, ho ballato leggera sull'aria di un Reel...
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