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What if all the world's inside of your head
Just creations of your own?
ci sto sottissimo.
il cuore mi batte come un pazzo e non capisco perché, sono seduta e serafica. bah.
ieri sera il concerto del mio coro è stato un piccolo capolavoro. gente fomentata che ci acclamava, e una chiesa fredda che ad un certo punto io quel freddo non l'ho sentito più, anche se ogni tanto tossivo, ma ogni tanto sorridevo anche, e chissà perché.
rimmel di de gregori mi fa commuovere, e un altro bel po' di canzoni mi disegnano davanti agli occhi altri occhi e io sorrido.
dopo il concerto ho bevuto un po', ed ero allegra serena e loquace. ho pensato che se fossi così sempre, senza il bisogno di bere, sarebbe perfetto. perché hai bisogno di bere per essere una persona normalmente socievole, eh? perché??
mais en revanche ho deciso che ci devo provare. perché quel qualcosa che ho dentro e che mi fa stare a metà tra la terra e il cielo sta urlando per uscire.
domani mattina si parte. buon natale a tutti coloro che passeranno di qui. di cuore.
si spalanca un sipario di sorrisi.
le domande del giorno:
- la morbidezza è una virtù?
- londra è bella, ma ci vivrei?
- cosa vuol dire
siam siamesi?
- è possibile rimanere talmente stregati da un paio di occhi da non riuscire a nascondere il sorriso dopo averli osservati da molto vicino?
- meglio un uovo oggi o una gallina domani?
a chi risponde entro natale, ricchi premi e cotillons.
mancano ormai poche ore allo scoccare della mezzanotte.
ho ancora un po' di tempo per fare la minorenne, per sentirmi piccola e non perseguibile dalla legge, per considerare quella scheda elettorale come un inutile pezzo di carta, per sentire il bisogno di far firmare a mia madre un qualsiasi permesso, per farmi dire "sei ancora minorenne, noi abbiamo la responsabilità su di te"
la sto facendo troppo tragica forse.
è che non sono proprio preparata a diventare grande.
and I feel like everybody has his own desire
and I feel like I have not
non sembra vero ma lo è. lo vivi, ma non ci pensi.
poi te ne accorgi. che è il duemilessèi, l'anno della tua maggiore età, l'anno prima dei tuoi esami di maturità e del tuo primo anno all'università. [iddio mi fulmini se queste tre "-à" erano volute]
l'anno che da sempre aspetti, l'anno in cui imparerai a guidare e non sarai più schiava delle interminabili attese dei mezzi pubblici.
l'anno in cui devi scegliere che cosa ne devi fare di questa vita che ti ritrovi e quale fottuta direzione devi far prendere al tuo futuro che hai qui davanti agli occhi.
qualche anno fa alla domanda "cosa vuoi fare dopo il liceo?" avresti risposto senza batter ciglio "architettura!". ma ora?
economia dello sviluppo. lingue. un corso di illustrazione. il conservatorio. niente di niente.
hai troppi talenti che non sai come spendere, e se provi a chiedere a qualcuno è tempo sprecato. ti rispondono "qualsiasi cosa la faresti bene".
invidi chi ha già in testa cosa fare, dove andare, che studiare, anche se la via che prenderanno è la loro unica vocazione o magari gli è stata imposta.
e mentre tu rimugini sul da farsi il tempo scorre, fugge, sei già a ottobre e hai mille idee in testa, l'orientamento che non serve a niente, tra sedici giorni fai diciott'anni e sei indecisa anche su come passare il tuo compleanno.
diamine.
e poi cancelli il tuo umore color antracite in un secondo, sono bastate quattro frasette e tutto è tornato come prima.
"questa dovrebbe essere la migliore età della vita.."
maledetto sia nei secoli dei secoli quel film che risponde al titolo di come te nessuno mai. maledetto. bandito. bruciato.
e lo siano tutti quei film che parlano di adolescenti che bevono fumano occupano scuole scopano vanno ai rave scappano di casa eccetera eccetera, perché la loro unica funzione è quella di far rosicare le persone come me, che tutte ste cose non le fanno.
non dico che persone come i protagonisti di quei film del cazzo non esistano, eh. esistono, purtroppo, e mi fanno rosicare, appunto. maledetti ricconi fintoalternativi trrroppo ribbbbelli che bevono fumano occupano scuole scopano vanno ai rave fanno le nottate scappano di casa e frequentano i centri sociali con addosso i vestiti della carhartt e gli occhiali di gucci e in tasca i biglietti da cento euri con cui comprarsi il fumo e la coca.
VAFFANCULO a tutti voi, ok?
perché in realtà voi fate tutto quello che io non faccio e che in realtà vorrei fare, conducete la vita da adolescenti sregolati ribbbbelli e alterrrnativi che fanno il loro cazzo di comodo, che passate le notti a ubriacarvi in piazza o sui tetti delle case, o le giornate di sole sdraiati sui prati a farvi le canne, che mandate a fanculo i vostri genitori e andate ai rave e alle dancehall e alle manifestazioni (vabbè quello purio) e vi proclamate comunisti anarchici e chi più ne ha più ne metta. e mi fate rosicare, perché mi viene da guardarmi allo specchio e urlare ALESSIA, CAZZO, TE LA VUOI DARE UNA MOSSA??
il problema è che non so cosa scrivere. non so cosa disegnare. non so che foto mettere nell'avatar di messenger.
sono indecisa, confusa e mi sento la testa vuota come un tamburo, che forse se ci si dà un colpetto suona pure.
rileggo i post di un anno fa e mi stupisco di quanto fossi manierista, tutti i miei post erano levigati e rifiniti con tanta cura che manco i poetae novi.
ora scrivo con l'eleganza di uno scaricatore di porto, la mia mente non è più fervida come un tempo e mi sento anche più stupida di prima. è la vecchiaia che incombe, io lo so.
e poi mi sento tanto sola e penso che solo fuggendo per un po' potrei sentirmi libera, sarebbe bello andare in stazione, l'unico non-luogo che mi muove qualcosa dentro, che mi mozza il fiato, e prendere il primo treno in partenza, destinazione le braccia di qualche amic*.
e in più, a roma fa caldo, caldissimo, domenica è già ottobre e sembra di stare a luglio, e quest'afa ha stuccato e io voglio il mio autunno, il mio autunno freddo. per sentire almeno il calore dell'abbraccio di un maglione.
Des corps, des esprits me reviennent
Des décors, des scènes, des arènes
Hantez, hantez, faites comme chez vous, restez
...
ça fait mal réécouter des chansons qu'on écoutait toujours dans un moment critique, triste, étrange, angoissant. toutes les images les plus aigres, les sensations et même les odeurs reviennent comme un coup de poignarde au cœur. ou comme un gifle.
ça fait mal réécouter des certaines chansons, parce qu'on commence à regretter des certaines décisions prises à des certains moments où on écoutait des certaines chansons. et ça fait mal. très mal.
quali sono i tuoi obiettivi?
io vorrei fare della mia vita qualcosa che è lungo da spiegare. vorrei passare il tempo viaggiando in tutto il mondo, vorrei conoscere quanti più luoghi possibili e imparare quante più lingue possibili, vorrei poter sapere il francese meglio dell'italiano, e l'inglese perché serve, e il tedesco perché mi piace, vorrei riprendere a studiare pianoforte, vorrei imparare la ballade op.23 n.1 di Chopin e il Clair de Lune di Debussy, vorrei potermi permettere un pianoforte a coda, vorrei cantare e ballare in giro per le piazze delle capitali europee con un cappello per terra davanti a me, vorrei conoscere gente di ogni angolo del pianeta, vorrei innamorarmi di un irlandese e andare a vivere con lui a Parigi, vorrei avere dei bambini e chiamarli Ivano o Gregorio se maschi, Violante o Sabina se femmine, vorrei una Reflex e immortalare con essa tutti i tramonti della mia vita, vorrei fare milioni di foto alle persone che amo, vorrei cantare in lacrime Pezzi di vetro all'uomo della mia vita, vorrei poter prendere il treno in ogni momento e raggiungere le mie amiche lontane, vorrei che la distanza non tagliasse sempre le gambe, vorrei occupare una casa, vorrei protestare sempre di più contro quello che non va bene a me e non fa bene al mondo, vorrei comprare quello stupendo cappotto in via del corso da 490 euro, vorrei smetterla con questa dipendenza dal computer e da internet e da msn, vorrei disegnare e dipingere e regalare i miei disegni a chi conta per me, vorrei curare l'artwork di un cd di Yann Tiersen o di Meg, vorrei imparare a cucinare il pain au chocolat e il pain aux raisins, vorrei abitare a trastevere, vorrei poter cambiare qualcosa in questo mondo, vorrei poter aiutare chi ha davvero bisogno d'aiuto e non ha la forza di chiederlo, vorrei liberare le pareti della mia camera dalla carta da parati e dipingerle, vorrei andare in Africa, vorrei andare a Livorno, vorrei smettere di inseguirti, amore mio, vorrei comprare una jeep, vorrei passare attimi infiniti stesa su un prato a fissare il cielo stellato sopra di me, vorrei chiudere gli occhi ed essere investita da un vento fresco e leggero, vorrei poter guardare tutti negli occhi, vorrei umiliare almeno un prepotente, vorrei organizzare fomentare e coinvolgere, vorrei guadagnare tanto ma tanto ma tanto, spendere spandere e dare tanto in beneficenza, vorrei avere un rapporto migliore con i miei genitori, vorrei poter conoscere meglio mio fratello, vorrei che tutti sapessero ciò che di più bello penso di loro, vorrei leggere tutti i libri che ho in casa e comprarne di altri, vorrei avere una casa piena di cd di libri di foto di quadri e di strumenti musicali, vorrei essere amata e amare a mia volta, vorrei tra un anno o poco meno scegliere la strada che mi porterà a tutto questo.
ma mi sa che non esiste.
[secondo giorno di scuola, e già mi si chiede quali sono i miei obiettivi...]
se dovessi descrivere in una parola il mio stato d'animo attuale, e da un paio di giorni a questa parte, quella parola sarebbe un bel mah.
perché in fin dei conti le cose non è che vadano troppo bene.
forse è settembre.
il ritorno alle attività, la nostalgia delle vacanze. l'ultima vampata di caldo umido che toglie il respiro.
forse è il ciclo.
chissà.
quello che si delinea all'orizzonte, sempre più netto, è un muro. tra me e il mondo. un muro che - cazzo! - ho costruito io, in tanti anni di paranoie e pianti e crisi e solitudine, e non riesco ad abbattere. o forse sono io che mi autoconvinco di non riuscirci?
mah.
se penso a quanto sono sola mi viene da piangere.
se penso a quanta gente mi sono lasciata sfuggire mi viene da piangere.
e piango nel buio insonne di una notte di fine estate.
che poi è strano come in una notte si riescano a prendere decisioni così definitive e radicali.
che poi insomma, parliamoci chiaro, un anno ancora e milano o pisa o
parigi o un altropostoqualsiasi - machessialontanodacasa - sarà una nuova casa dove ricominciare daccapo.
perché alla fine qui non ho radici così profonde.
perché mi sa che qui ho sbagliato proprio tutto.
[sto diventando troppo emo e ciò non va bene]
que Paris est beau quand chantent les oiseaux
que Paris est laid quand il se croit français
ommioddio, domani parto.
e me ne rendo conto solo ora, che mi sembra di non aver abbastanza tempo per preparare tutto.
ansia da partenza.
angoscia, tachicardia. come sempre.
trovarmi da sola in mezzo a gente sconosciuta non è una cosa che mi mette propriamente a mio agio, si sa. e se l'ambiente non è favorevole non riesco a dare il meglio di me, mi chiudo nel silenzio e nelle lacrime.
speriamo bene. speriamo bene.
speriamo che ci sia gente perbene, cioè, come piace a me.
respira profondamente.
inspira.
espira.
che tanto lo sai già perfettamente che il 17 agosto vorrai tutto meno che riprendere l'aereo per tornare a casa.
il fato mi è avverso, ne sono certa.
anzi certissima.
J'ai besoin de toi
Comme un arbre a besoin de pluie
J'ai besoin de toi
Comme un homme a besoin d'oublia volte capita di trovarsi in situazioni talmente insperate e inaspettate che non si sa più come reagire.
Che fare? diceva un tale Vladimir anni e anni fa.
che fare? me lo chiedo anch'io ora.
spesso capita di trovarsi di fronte persone più belle, più simpatiche, più alla mano, più disponibili, più, più e più di te, che con il loro sorriso ammaliante e adorabile fanno involontariamente piazza pulita di tutto quello che conta per te. ed ecco che fuggono persone privilegi ed onori.
persone, soprattutto. amicizie conquistate con la fatica di dover tenere a bada i lati più spigolosi del proprio carattere e farli conoscere a poco a poco. persone troppo preziose per lasciarsele sfuggire,
pourtant
a volte accade che le persone preferiscano altre persone.
ma non mi lasciare, Meine Frau.
comunque è proprio vero che non esistono più le mezze stagioni.
anzi, a dirla tutta, non esistono proprio più le stagioni stesse, visto che oggi 1 giugno 2006 l'Urbe è stata investita da un freddo che due giorni fa era solo un pallido ricordo dell'inverno.
actually, anche l'anno scorso in questo periodo faceva freddo. ricorderò per sempre la cena di fine anno con la mia classe, il 10 giugno sera, in cui un mio amico dovette andare sullo scooter in canottiera, mentre noi tremavamo tutti dentro alle nostre felpette. ah, beata gioventù.
comunque questa temperatura polare lascia tanti quesiti irrisolti: l'estate 2006 sarà fredda e gloomy? si prevedono temporali a cadenza settimanale? riuscirò ad andare al mare dopo due anni di astinenza?
ai posteri l'ardua sentenza.
per concludere in bellezza il post odierno, vi annuncio con gaudio e letizia che oramai la mia lunaticità è provata da test clinici in laboratorio. ma aujourd'hui non me ne cruccio, poiché sono nella fase allegra della mia sinusoide umorale.
peccato che questo andamento ondulatorio non dipenda da me ma dalla gente che mi circonda...ed è scioccante come a volte
una sola parola detta da
una sola persona possa illuminare il mio viso e far tornare il mondo a sorridermi per plusieurs giorni...
ps. se non masticate altre lingue unless l'italiano la lettura di questo post vi risulterà piuttosto complicata peut-être...purtroppo il mio cerebro è un calderone pieno di idiomi che tra loro non hanno nette linee di confine..
quando ero piccola e busta, a causa di una strabiliante carenza di rapporti umani amichevoli, mi creavo un piccolo mondo in cui io ero l'indiscutibilmente bellissima principessa/fatina e altre sconosciute ed inesistenti entità aeriformi erano i miei amici/sudditi. il fatto che io riconosca queste mie oscure pratiche testimonia la mia sanità mentale.
la vita della piccola principessina squarcy era costellata di platonici amori, che per sempre si sarebbero limitati a furtivi ed intensi sguardi, niente di più. e nella sua mente, la nostra progettava anche il suo futuro, in mancanza di altro da fare.
tra le mie assurde fantasie infantili figura quella della data del mio fidanzamento. oddio, fidanzamento, il giorno in cui qualche sfigato mi si sarebbe pigliato.
indovinate che giorno era,
quello?
lo scrivo per chi non l'ha capito al primo colpo: ma il 15 maggio dei miei 17 anni, ça va sans dire!
e qualche sfigato mi si è pigliato, oggi? a me non risulta. purtroppo.
vago nell'universo dell'incertezza e dell'ammirazione verso chi non si concede, o non è umanamente raggiungibile. o magari lo sarebbe, se io mi dessi una mossa.
per il resto, cosa dire? il conflitto madre-figlia imperversa più aspro del solito, in vista della fine dell'anno scolastico. qui c'è qualcuno che vuole che io abbia voti alti solo per poi vantarsene con le amiche. che schifo.
e mi sono anche accorta che è più di un mese che questo blog ha la stessa colonna sonora. in effetti, l'attenzione che rivolgo al blog rispecchia quella che rivolgo alla mia vita, è da prima di pasqua che vivo senza vivere, o almeno, le giornate mi sfuggono davanti, ho perso la concezione del tempo e ogni mattina ci metto qualche minuto a capire che giorno è. bah.
together here we are
boy and girl walk alone
together moving like cloudsoggi è l'11 maggio, e tra soli sei mesi è il mio compleanno. il baratro della maggiore età si avvicina a passo veloce, e ogni tanto inciampa e si porta dietro qualche sassolino nella scarpa (ai).
e mi ritrovo ad oggi con l'angoscia di dover chiedere scusa alla indescrivibile individua che occupa la cattedra di inglese della mia sezione (potete avere un assaggio della suddetta cliccando
qui) per essere stata "arrogante e polemica" nei suoi confronti (ma quando mai).
e nemmeno iddio sa quanto mi irrita questa formale eppure indispensabile imposizione.
io, strisciare ai piedi di quel rifiuto umano. bah.
che poi il resto delle materie non è che vada una meraviglia, la fine dell'anno mi ha dato tanta concentrazione ma poca fortuna.
dai che il 10 giugno è vicino.
eppoi se in incipit cito la mia presunta sosia Elisa (che è, senza possibilità di polemica, una cantante eccezionale), un motivo di fondo c'è. che questa questione poi l'ho già esposta tempo addietro, quando il "problema" si presentò.
c'è che alla fine tutti i nodi vengono al pettine, e che in fondo in fondo è inutile mentire a sé stessi.
c'è che quando si desidera troppo poi si resta a mani vuote.
e c'è che la sottoscritta sente il bisogno di qualcosa che non ha. punto.
[sono ermetica e ne sono ben cosciente, ma forse chi è toccato da questa questione legge questo blog e non voglio far trasparire nulla di più. approfondirò l'argomento con chi lo desidera sotto appuntamento, in separata sede.]
io però aspetto. e vediamo che cosa succede.
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