“Hai paura?”
Cédric la guardò con aria di sfida. Lei rispose con un sorriso e scosse la testa. No.
Sopra di loro, un cielo terso e sconfinato, punteggiato qua e là da qualche bianco batuffolo dispettoso. Un sole immenso.
Intorno a loro, il nulla. Silenzio interrotto da grida di gabbiani. Uno sfondo celeste da cartone animato.
Sotto di loro, la roccia. Roccia nuda e luccicante sotto lo splendore del mezzogiorno.
Sotto la roccia, il vuoto. Un vuoto alto venti metri. E poi, l’acqua. L’acqua limpida e turchese, spumosa e ribelle, fresca e accattivante.
Violante ogni tanto si sporgeva e guardava in giù. Aveva paura, certo, ma non doveva darlo a vedere. Stringeva forte la mano di lui e ostentava, ad oltranza, un sorriso malizioso.
Cédric la stuzzicava. Voleva vedere fino a che punto quel faccino impunito avrebbe saputo resistere. E più la guardava, più lei gli scioglieva il cuore, con quelle sue treccine da bambina e la fossetta sulla guancia sinistra. Lui percepiva perfettamente la paura di Violante. E per fortuna, Violante non sentiva la sua.
“Alors?”
“On y va”
Uno, due, tre.
Un grido di libertà, un salto verso il blu.