l'io è un mare sconfinato e immisurabile

Blogger: squarcy
io sono colei che mi si crede. caustica e materna, pigra e viaggiatrice, lunatica e testarda, bohémienne e sentimentale, ribelle e possessiva, fortunata al gioco e sfortunata in amore, fiera aralda della perenne lotta contro il mondo, amante del granato e del turchese, dell'art nouveau, delle lingue straniere, della politica e dello shopping.

il cuore ha le sue ragioni che la ragione non conosce

la luce. il buio. il nero. il rosso. il verde acido. il turchese. il mare. cantare. suonare il pianoforte. la brezza leggera. la frutta. il sole. scrivere a matita. disegnare. la mia calligrafia. ridere. i miei occhi. fare foto. camminare. ballare. viaggiare in treno. la musica tzigana. le percussioni. gli archi. dublino. parigi. il formaggio. montmartre. trastevere. il francese. il granato. l'ambra. gli abbracci mulino bianco. i tramonti estivi. le righe rosse e nere. le spirali.

l'odio senza desiderio di vendetta è un seme caduto sul granito

chi non rispetta i propri simili. la violenza gratuita. il vento forte. l'umidità. la superficialità. l'indifferenza. la falsità. l'ottusità. chi sa solo criticare. chi non sa chiedere scusa. chi perde subito la pazienza, e chi me la fa perdere. chi non si accorge che qualcosa non va. chi mi mette soggezione. chi non sa ascoltare. i silenzi imbarazzanti. l'ignoranza. l'emo. le x, le k e tutti gli stupri della lingua italiana.

chi vuole che il suo giudizio sia creduto lo pronunci freddamente e senza passione

utente anonimo in -piccoli appunti di ...

chi non ricorda il passato è condannato a ripeterlo

oggi
--- 2007 ---
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--- 2005 ---

dove le parole finiscono, inizia la musica

Detektivbyrån - E18

solo la poesia ispira poesia

...lui ti offre la sua ultima carta, il suo ultimo prezioso tentativo di stupire, quando dice "è quattro giorni che ti amo, ti prego non andare via, non lasciarmi ferito"...

molti ammirano, pochi sanno

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sabato, 21 gennaio 2006

 

“Hai paura?”

 

Cédric la guardò con aria di sfida. Lei rispose con un sorriso e scosse la testa. No.

 

Sopra di loro, un cielo terso e sconfinato, punteggiato qua e là da qualche bianco batuffolo dispettoso. Un sole immenso.

 

Intorno a loro, il nulla. Silenzio interrotto da grida di gabbiani. Uno sfondo celeste da cartone animato.

 

Sotto di loro, la roccia. Roccia nuda e luccicante sotto lo splendore del mezzogiorno.

 

Sotto la roccia, il vuoto. Un vuoto alto venti metri. E poi, l’acqua. L’acqua limpida e turchese, spumosa e ribelle, fresca e accattivante.

 

Violante ogni tanto si sporgeva e guardava in giù. Aveva paura, certo, ma non doveva darlo a vedere. Stringeva forte la mano di lui e ostentava, ad oltranza, un sorriso malizioso.

 

Cédric la stuzzicava. Voleva vedere fino a che punto quel faccino impunito avrebbe saputo resistere. E più la guardava, più lei gli scioglieva il cuore, con quelle sue treccine da bambina e la fossetta sulla guancia sinistra. Lui percepiva perfettamente la paura di Violante. E per fortuna, Violante non sentiva la sua.

 

Alors?



Un'ultima frecciatina. Chissà come avrebbe risposto, stavolta.


On y va


Uno, due, tre.

 

Un grido di libertà, un salto verso il blu.


corroso da squarcy alle 22:12 | link | commenti
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martedì, 17 gennaio 2006

Lei era lì, nel suo letto. Non era sola.

Lei abbracciava, spingeva, ansimava, godeva, mordeva. Amava.

Lei si fondeva in quell'attimo incrociato per caso, in quella voglia improvvisa di calore e sterile affetto che tanto le mancava, da quando lui era partito.

Lei però aveva deciso di dimenticarlo, a lui.

Lei
era stata lasciata sola da lui lì, in quel luogo antiquato e sperduto, caldo sulla pelle ma gelido in fondo al cuore, arido e soffocante, troppo piccolo e troppo lontano dal grande mondo, quel mondo pieno di luci scintillanti e disseminato di plastiche illusioni, quell'universo incantato che aveva funzionato da calamita per lui.

Lei si buttò sul letto ridendo, rideva fragorosamente e le sue risate convulse spezzavano la quiete di un lento frinire di cicale.

Lei placò le sue risate e si fermò a pensare: chissà cosa stava facendo, lui.

Lui era seduto davanti al computer, la schiena curva, gli occhi fissi e stanchi.

Era distrutto. Naturale: quando sei giovane e promettente sei buono da sfruttare.

Lui l'aveva capito troppo tardi. Ormai era lì.

Quasi quasi se ne pentiva, lui. Aver lasciato il suolo natìo per la grande città era stato sì un vantaggio per la carriera, la vita sociale, l'indipendenza dalla famiglia, ma vuoi mettere i panni da stirare? la casa da lavare? l'affitto da pagare? e il lavoro - precario - che ti spreme fino all'ultima goccia in cambio di quattro spiccioli?

Ma la cosa che più pesava a lui era stare lontano da lei. Lui amava lei, lei che era per lui l'unica ragione di vita.

Lei non era felice dell'assunzione di lui.

Lui distolse l'attenzione dal pc, chiuse gli occhi, scosse la testa e si aggiustò gli occhiali sul naso. Si appoggiò allo schienale della sedia.

Lui guardò il soffitto e si fermò a pensare: chissà cosa stava facendo, lei.

corroso da squarcy alle 22:21 | link | commenti (4)
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