Home »
so tiredTag correlati:
ma vie,
tristis est,
emo ,
poliglottide,
travelz,
weather,
argh,
smile,
the very best,
musique,
acida io,
health,
confusion
sento bisogno di cambiare.
apro ogni giorno questa pagina per controllare eventuali commenti, e la sua vista, sempre la stessa, quasi mi disturba.
e ogni giorno cammino tra le stesse foglie secche con la stessa musica nelle orecchie sotto gli stessi alberi di sempre, per arrivare alla stessa scuola di ieri e di quattro anni fa.
apro l'armadio per cercare qualcosa di nuovo tra gli stessi vestiti ogni mattina, con la stessa agitazione ogni mattina.
mi guardo allo specchio ogni giorno e sono sempre la stessa.
ieri pomeriggio roma era invasa dagli amici di silvio, e via del corso dagli shoppingari natalizi. io mi sono aggiudicata tante idee per i regali di natale, e una metro zeppa di anziani forzitalioti, ragazzine con in vita la bandiera di an, giovani fasci e famiglie destroidi.
no comment.
e presa dall'atmosfera natalizia che ormai ha invaso le vie di questa città, qui dentro ho cambiato musica (grazie a francesco per la segnalazione). che un po' di carillon ci sta tutto.
fuori è buio pesto e io sono distrutta.
e non solo perché ieri ho percorso Firenze a piedi per ore - Firenze che per quanto sia piccola ha un lungarno non cortissimo e una via mannelli che al buio e da sola è meglio farsela a passo svelto - e perché stamattina mi sono alzata presto e ho camminato per il rione monti e via del corso, fermandomi solo una ventina di minuti in tutto, fino alle tre di pomeriggio.
anche, e soprattutto, perché si è appena svolta l'ennesima lite furiosa con coloro i quali mi hanno messa al mondo.
ennesima lite, ennesime lacrime, ennesime minacce.
ennesimo sorriso, ennesimo momento di gioia strappati via.
ci pensavo proprio ieri, che rispetto alla norma era parecchio tempo che non piangevo.
e infatti.
prevedo un ennesimo compleanno senza regalo.
Old friends become old strangers
Between the darkness and the dawn
è inquantificabile la capacità di certe persone di far precipitare in un abisso il tuo morale, le stesse persone a cui tieni tanto ma tanto tanto.
e allora ti senti un po' una cretina, perché ti sembra di aver sprecato troppo tempo e lacrime dietro a costoro, e perché qualsiasi altra persona avrebbe alzato le spalle e lasciato perdere, mentre tu continui a sperare e a fidarti.
è una sensazione terribilmente avvilente, soprattutto perché ti rendi conto che a diciassette anni non puoi aspettare, non ti puoi arenare su una singola relazione e lasciarti sfuggire tutti i treni che ti sfrecciano accanto.
poi quando la serata continua ti rassegni al fatto che qualcuno ha occupato il posto che un tempo tu detenevi con qualcun altro, la qual cosa in sé ti fa rodere e deprimere, ma a cui in finale non puoi trovare un rimedio, dato che quel qualcun altro sta cambiando, diventando pericolosamente simile a quel qualcuno che tu mal sopporti.
e invece, tornando indietro all'incipit, alla defezione improvvisa e ingiustificata della certa persona a cui tieni tanto si è affiancata la presenza di una persona non gradita, il cui irritante broncio - espressione di un'infantile età effettiva, contrastante con la, non dico avanzata, ma quantomeno matura, età anagrafica - ti ha reso ancor più evidente che il tuo cuore non può reggere la compagnia di una persona del genere.
però il concerto che tanto aspettavi non è andato troppo male, nonostante l'umore color antracite che ti ha accompagnata attraverso tutto lo spartito, e anche oltre. se solo l'orchestra avesse suonato un po' meglio.
il problema è che non so cosa scrivere. non so cosa disegnare. non so che foto mettere nell'avatar di messenger.
sono indecisa, confusa e mi sento la testa vuota come un tamburo, che forse se ci si dà un colpetto suona pure.
rileggo i post di un anno fa e mi stupisco di quanto fossi manierista, tutti i miei post erano levigati e rifiniti con tanta cura che manco i poetae novi.
ora scrivo con l'eleganza di uno scaricatore di porto, la mia mente non è più fervida come un tempo e mi sento anche più stupida di prima. è la vecchiaia che incombe, io lo so.
e poi mi sento tanto sola e penso che solo fuggendo per un po' potrei sentirmi libera, sarebbe bello andare in stazione, l'unico non-luogo che mi muove qualcosa dentro, che mi mozza il fiato, e prendere il primo treno in partenza, destinazione le braccia di qualche amic*.
e in più, a roma fa caldo, caldissimo, domenica è già ottobre e sembra di stare a luglio, e quest'afa ha stuccato e io voglio il mio autunno, il mio autunno freddo. per sentire almeno il calore dell'abbraccio di un maglione.
ecco.
fuggire dal caldoumido capitolino non fa che bene, in ogni caso.
ma in questo caso, è stato un toccasana.
fuggire dalla capitale, in treno, treno regionale-che-costa-poco.
verso arezzo.
ad arezzo, essere accolta con baci e abbracci, e tanti regali.
dire ad ogni passo ma lì ci sono passata, ma lì c'ho cantato, ma lì facevamo le prove.
passare sei ore e qualcosa con due stupende fanciulle.
e poi rincorrere per finta il treno di una di loro che parte prima del mio.
e passare venti minuti per terra in stazione aspettando il treno.
e salutare la mia sœur aretina, e promettere di chiamare, e di rivederci a breve, e leggere, appena salita sul treno, un suo messaggio stupendo.
e passare altre tre ore in treno, a leggere pirandello, a parlare con una letterata prodiga di complimenti, e a perdermi nello splendore del cielo alle ore 19.55.
questo è quanto di meglio mi potessi aspettare per chiudere in bellezza l'estate 2006.
domani comincia il mio quinto liceo. da tre giorni dormo in salone causa cugino accampato chez moi. non ho finito i compiti delle vacanze. sono nervosa e incazzata. perché vorrei essere rimasta ad arezzo con ma sœur. perché fa caldoumido nella capitale. perché voglio la mia camera.
cenare vegano.
dormire male e svegliarsi all'alba.
dilapidare tutta una mattinata a disegnare con la musica a palla.
fare la single per due giorni vuol dire anche questo.
e se la fortuna sta nel poter usufruire in libertà di 106 mq, la sfiga sta nell'essere imprigionata in solitudine in casa, visto che il destino mi è, come al solito, avverso.
e mentre Goran Bregovic impreziosisce il mio disegno di tratti tzigani, fugge questo reo tempo, e le compte à rebours verso il fatidico 11 settembre è agli sgoccioli.
dire che non mi va di ricominciare è scontato, vero? le premesse dell'anno zeroseizzerosette non sono delle migliori. e dal punto di vista prettamente scolastico, e da quello sociale.
quel bordel. quante più fughe, verso toscana, liguria e germania riuscirò a ritagliare in questo frenetico anno che si prospetta, tanto più mi sentirò in fondo in fondo libera, anche se ormai maggiorenne (manca ormai poco alla tragica data. e io che sono ancora convinta che sarò minorenne a vita), e perseguibile dalla legge.
comme les journées sont longues, dice un certo gruppo francese. ma chi l'ha scritto s'è proprio sbagliato.
libera e felice
come una farfalla!
fortunatamente sono ancora single.
ancora libera.
libera di comportarmi come meglio credo (per non dirlo in un'altra maniera, più volgare)
ribadisco.
io non voglio vincoli.
o meglio.
i vincoli li decido io.
tornata.
distrutta.
che di solito sono il ghiacciolo della situazione, e che invece stavolta mi sono sciolta in una valle di lacrime.
non c'è una parola sola per descrivere Parigi.
però una frase c'è.
ovvero.
Parigi è la città più bella del mondo. punto.
teatro di artisti di clochards di bouquinistes di pittori di ritrattisti di musicisti di crêperies di magasins di dragueurs di sexy shops di baguettes di souvenirs di gatti di luci
di film stupendi come le fabuleux destin d'Amélie Poulain
di tutto ciò che può rendere una città BELLA e unica
ordinata, precisa, pulita, artistica.
e con una città universitaria architettonicamente magnifica.
architettonicamente e basta.
ma l'importante non è il contenitore quanto il contenuto.
e infatti, chi riempiva quella città universitaria era quanto di meglio ci si potesse aspettare da una vacanza studio.
persone che riescono a farti passare dalle lacrime alle risate in pochi secondi
che riescono a sopportarti
che ti trasformano in insegnante di piano
e di pronuncia francese
che tra urla lacrime risate scazzi crisi di pianto sorrisi rodimenti di culo foto canzoni ti fanno vivere le due settimane più belle della tua vita.
sono solo attimi amari che si sciolgono sotto il gusto asfissiante di un caldo afoso di inizio estate.
sono solo attimi bui che una luce più brillante dei
suoi occhi svela e nasconde.
sono solo attimi fetidi che svaniscono con il profumo di un gelsomino.
sono solo speranze illusioni sogni
infranti.
sono solo note scure che esplodono in una volta dorata.
sono solo fiamme ridicole verso cui volti il capo.
sono solo parole vuote quelle che senti e non ascolti.
sono solo giornate sprecate al suono di una chitarra scordata.
sono solo tracce indelebili su fogli di carta leggera.
sono solo gocce scarlatte sulla pelle bianca.
quest'estate scorre lenta e pigra.
Sunday Bloody Sunday
che in realtà il giorno più bloody di tutti è stato ieri, causa epistassi tornata a far danni, ma il titolo mi ispirava troppo per non scriverlo.
e poi il titolo in inglese rimanda anche all'esame la cui prima parte ho sostenuto oggi, domenica 28 maggio, alle 8.30 (listening) e intorno alle 15 (speaking), e che non mi ha lasciata pienamente soddisfatta. uffi.
si profilano ora all'orizzonte due-tre ore di studio intenso (leggasi chiusa di fisica/filosofia) e una festa di diciottanni a cui non posso mancare. e sono già distrutta.
per il resto, la settimana passata ha regalato momenti esilaranti e orecchini nuovi (vedi serate a trastevere), gavettoni, spionaggi col satellite di google, indecisioni su probabili vacanze studio in francia, rimpatriate e nostalgia. routine.
la calenda dice meno quattordici. dai che ci siamo quasi.
oggi giorno della bbefana passato (quasi) interamente a scarpinare per Roma. tornata a casa distrutta, e dopo un lasso di tempo incalcolabile, un bel tuffo nel Discorso sul metodo di René Descartes. il ragazzo aveva cominciato bene il suo libro, ma continua perdendosi in mille voli pindarici e in periodi troppo, troppo lunghi. mi dispiace René, ti devo bocciare.
stanca stanca stanca, sul letto a pensare troppo a qualcosa a cui forse non dovrei pensare, me lo dico da sola ma niente da fare, il pensiero torna, torna e ricama, ricama e tesse trame impossibili ma così romantiche che anche la ragione si piega alla loro messa in scena. dopo una piccola pausa sono tornata al mio mestiere prediletto di regista di film mentali/o se preferite, di architetto di castelli in aria, che è lo stesso.
mi illudo. vivo di sogni e nei sogni.
ma pensando a qualcosa di più reale, annuncio al mondo che finalmente riprenderò il cammino_da troppo tempo abbandonato_del francese. tre ore a settimana nel giorno e nell'orario tipico del cazzeggio (sabato|14.30-17.30) o forse è meglio dire DELL'ABBIOCCO; ricordo ancora con terrore le lezioni pomeridiane a Dublino (orario: 14-17) in cui le palpebre diventavano pesanti come macigni. ma il francese è più stimolante si sa (lo so), e anche il centro storico di Roma e la passeggiatina per arrivarci lo sono. quindi non si prevedono sonnellini cullati dalla dolce melodia della lingua francese.
dopo aver scritto un po' di pensieri a ruota libera mi ritiro nel mio studio angoscioso e forsennato, che si spera produrrà qualcosa visto che è risaputo che le cose fatte di fretta sono quelle che riescono peggio. ma d'altra parte io faccio sempre tutto all'ultimo momento.
template by ziNghy