l'io è un mare sconfinato e immisurabile

Blogger: squarcy
io sono colei che mi si crede. caustica e materna, pigra e viaggiatrice, lunatica e testarda, bohémienne e sentimentale, ribelle e possessiva, fortunata al gioco e sfortunata in amore, fiera aralda della perenne lotta contro il mondo, amante del granato e del turchese, dell'art nouveau, delle lingue straniere, della politica e dello shopping.

il cuore ha le sue ragioni che la ragione non conosce

la luce. il buio. il nero. il rosso. il verde acido. il turchese. il mare. cantare. suonare il pianoforte. la brezza leggera. la frutta. il sole. scrivere a matita. disegnare. la mia calligrafia. ridere. i miei occhi. fare foto. camminare. ballare. viaggiare in treno. la musica tzigana. le percussioni. gli archi. dublino. parigi. il formaggio. montmartre. trastevere. il francese. il granato. l'ambra. gli abbracci mulino bianco. i tramonti estivi. le righe rosse e nere. le spirali.

l'odio senza desiderio di vendetta è un seme caduto sul granito

chi non rispetta i propri simili. la violenza gratuita. il vento forte. l'umidità. la superficialità. l'indifferenza. la falsità. l'ottusità. chi sa solo criticare. chi non sa chiedere scusa. chi perde subito la pazienza, e chi me la fa perdere. chi non si accorge che qualcosa non va. chi mi mette soggezione. chi non sa ascoltare. i silenzi imbarazzanti. l'ignoranza. l'emo. le x, le k e tutti gli stupri della lingua italiana.

chi vuole che il suo giudizio sia creduto lo pronunci freddamente e senza passione

utente anonimo in -piccoli appunti di ...

chi non ricorda il passato è condannato a ripeterlo

oggi
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dove le parole finiscono, inizia la musica

Detektivbyrån - E18

solo la poesia ispira poesia

...lui ti offre la sua ultima carta, il suo ultimo prezioso tentativo di stupire, quando dice "è quattro giorni che ti amo, ti prego non andare via, non lasciarmi ferito"...

molti ammirano, pochi sanno

*loading* paia di occhi hanno letto queste parole
martedì, 31 ottobre 2006

distrarre la mente dai brutti pensieri è un modo come un altro per estraniarsi dalla realtà, ma è anche un ottimo modo  per non scavarsi la fossa nella depressione e nell'autoflagellazione.
e quindi scrivo.
di Firenze.


    dal quadernetto delle mie confessioni, 25 luglio 2006:

        io preferisco il treno.
        perché il treno viaggia sempre in linea retta.
        perché il treno non fa mai tornanti.
        perché in treno puoi mettere i piedi sulla poltrona.
        perché in treno non ci sono le cinture.
        perché in treno non mi sento male.



ed ecco che domenica 29 ottobre, di prima mattina, ora legale appena entrata in vigore, mi ritrovo a passeggiare avanti e indietro sulla banchina del binario 12 della stazione tiburtina (luogo ormai a me caro) con la musica nelle orecchie - una delle cuffie privata della sua spugnetta - le mani in tasca e la borsa blu gonfia e scolorita. i soliti piccioni che si aggirano per i binari.

il treno numero due tre zero sei delle ore sette e ventuno proveniente da roma termini diretto a firenze santa maria novella arriva e parte dal binario dodici.

salgo su una carrozza x, agguanto la prima poltrona singola e lì comincia il mio viaggio verso la culla del rinascimento, tre ore e mezza di macaco, dormiveglia e teoria della patente. e assurdi discorsi xenofobi di tre maledetti tusci.

firenze mi accoglie con un bel cielo nuvoloso e un po' di freddo. forse mi aspettavo un red carpet e un meteo un po' più simpatico, ma la guida è d'eccezione e va bene così.
si gira firenze, che è piccola piccola, si passa per chiese per case per piazze per ponti per giardini e poi ci si perde l'arno, che ma dove cazzo sta, e le distanze magicamente si allungano. ma intanto ho imparato che tra duomo e municipio c'è una bella differenza.

all'una e mezza, un quarto d'ora di ritardo, sono davanti alla feltrinelli. e lì si illuminano due volti e due sorrisi, e ci si stringe in un lungo abbraccio. un marciapiede di via nonmiricordo diventa lo scenario di foto stupide, di scarto di regali e di tante parole, che sono una boccata d'aria fresca dopo tanto ansimare.

poi si continua a girare, gente che viene gente che va, si fanno le cinquemmezza e tra meno di un'ora devo ripartire. santa croce al volo, poi un certo autobus verso la stazione, una signora gentile che mi indica la fermata, e una certa via mannelli buia e minacciosa, che dire che l'ho percorsa a passo svelto è dire poco.

la stazione campo di marte alle 18 è troppo affollata per essere vera, ma quando il mio treno, espresso freccia del sud milano-agrigento, si ferma al binario 8 e viene preso d'assalto da una moltitudine di tifosi palermitani esaltati dalla loro vittoria contro la fiorentina, capisco, e mi aggrego a due pacifici milanesi, spaventati quanto me da cotanto esaltamento.

il viaggio corre via tra una chiacchiera e un segnale stradale, l'amata stazione tiburtina è piena di celerini e la metro è brutta e cattiva.
varco la soglia di casa che sono a pezzi, e al telefono non ho nemmeno la forza di raccontare la giornata all'Amica.

e poi mi butto a letto. e buonanotte fiorellino.


corroso da squarcy alle 23:55 | link | commenti (2)
categorie: travelz
lunedì, 25 settembre 2006

il pleut comme vache qui pisse


oggi è la prima vera giornata d'autunno nella capitale.
sta piovendo. ora. fitto fitto. e io ammiro la pioggia, la tenda fissata alla maniglia della finestra.
sono tornata a casa sotto l'ombrello e sentivo il profumo d'autunno, che è sempre lui, che ogni anno avvolge come un abbraccio fraterno.
e forse mi è familiare l'autunno, ché è la mia stagione. forse eh.


torno a casa ieri sera dopo tre giorni col coro in val di fiemme, tre giorni di polenta, cervo e funghi ma anche di rodimenti di culo aggravati ma anche di risate ma anche di buona musica, ma anche di montagna e nebbia e freddo e camminate sulla roccia e terrore di cadere giù.
e la mattina della partenza ero nervosa e incazzata perché non volevo partire.

e ora piove, continua a piovere e la pioggia scioglie i miei progetti di una trasferta ottobrina in quel di firenze, dato che tutti i prossimi weekend saranno occupati da concerti.
e questo sinceramente mi brucia. questa maledetta distanza che uccide i rapporti più belli.

fortuna che c'è la pioggia a consolarmi.

[e anche la canzone che fa da sfondo a questo blog, che ormai è la mia droga. droga che sto spingendo a tanta gente, che piano piano ne è assuefatta...]

corroso da squarcy alle 16:30 | link | commenti
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domenica, 10 settembre 2006

ecco.

fuggire dal caldoumido capitolino non fa che bene, in ogni caso.
ma in questo caso, è stato un toccasana.
fuggire dalla capitale, in treno, treno regionale-che-costa-poco.
verso arezzo.

ad arezzo, essere accolta con baci e abbracci, e tanti regali.
dire ad ogni passo ma lì ci sono passata, ma lì c'ho cantato, ma lì facevamo le prove.
passare sei ore e qualcosa con due stupende fanciulle.
e poi rincorrere per finta il treno di una di loro che parte prima del mio.
e passare venti minuti per terra in stazione aspettando il treno.
e salutare la mia sœur aretina, e promettere di chiamare, e di rivederci a breve, e leggere, appena salita sul treno, un suo messaggio stupendo.
e passare altre tre ore in treno, a leggere pirandello, a parlare con una letterata prodiga di complimenti, e a perdermi nello splendore del cielo alle ore 19.55.

questo è quanto di meglio mi potessi aspettare per chiudere in bellezza l'estate 2006.



domani comincia il mio quinto liceo. da tre giorni dormo in salone causa cugino accampato chez moi. non ho finito i compiti delle vacanze. sono nervosa e incazzata. perché vorrei essere rimasta ad arezzo con ma sœur. perché fa caldoumido nella capitale. perché voglio la mia camera.

corroso da squarcy alle 23:13 | link | commenti (3)
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giovedì, 17 agosto 2006




tornata.
distrutta.
che di solito sono il ghiacciolo della situazione, e che invece stavolta mi sono sciolta in una valle di lacrime.



non c'è una parola sola per descrivere Parigi.
però una frase c'è.
ovvero.
Parigi è la città più bella del mondo. punto.
teatro di artisti di clochards di bouquinistes di pittori di ritrattisti di musicisti di crêperies di magasins di dragueurs di sexy shops di baguettes di souvenirs di gatti di luci

di film stupendi come le fabuleux destin d'Amélie Poulain

di tutto ciò che può rendere una città BELLA e unica
ordinata, precisa, pulita, artistica.


e con una città universitaria architettonicamente magnifica.



architettonicamente e basta.
ma l'importante non è il contenitore quanto il contenuto.
e infatti, chi riempiva quella città universitaria era quanto di meglio ci si potesse aspettare da una vacanza studio.



persone che riescono a farti passare dalle lacrime alle risate in pochi secondi
che riescono a sopportarti
che ti trasformano in insegnante di piano
e di pronuncia francese

che tra urla lacrime risate scazzi crisi di pianto sorrisi rodimenti di culo foto canzoni ti fanno vivere le due settimane più belle della tua vita.


mercoledì, 03 maggio 2006

whack for the daddy 'ol
whack for the daddy 'ol
there's whiskey in the jar!




io sono tornata eh.
e in realtà avevo già scritto un messaggio prolisso e pregno di sentimenti ieri sera, immersa nel vortice di emozioni e rincoglionimento tipico di ogni ritorno a casa, ma il compagno splinder, per motivi che non ho indagato per timore di riverenza, l'ha traslato in un layout incomprensibile e in una tonalità cromatica assolutamente incompatibile con lo sfondo corrente.
insomma era illeggibile.

e sarebbe troppo banale e non degno di me riscrivere paro paro ciò che la mia mente ha elaborato ieri in preda alla confusione del momento.

Corcaigh è una città piccola e trafficata, poco irlandese direi, ma piena di negozi, o almeno quelli che interessano a me. e ciò si traduce in valanghe di magliette a righe spacciate per pochi spiccioli.
Corcaigh però ospita un concorso internazionale davvero eccezionale, a cui quest'anno sono accorsi cori da irlanda, belgio, svezia, norvegia, spagna, lettonia, canada, inghilterra....e italia. noi.
noi che siamo arrivati terzi dopo norvegesi e canadesi, che a quelle streghe spagnole (il coro femminile basco vocalia taldea, già incontrato l'anno scorso ad arezzo e da incontrare il prossimo autunno in casa loro, a tolosa) abbiamo messo in culo le loro maledette candeline, che abbiamo preparato un concorso in meno di un mese, che 6 giorni prima del concorso eravamo in una chiesa a cantare da schifo davanti ad un pubblico, che nella city hall di Corcaigh abbiamo cantato da paura e col coltello tra i denti.
noi che il terzo posto non ci è andato bene, e al nostro direttore meno che mai. e questo ha rovinato gli ultimi due giorni irlandesi, quelli passati ad Áth Cliath.
poi a rovinare il soggiorno in questa città che, come ben sapete tutti, adoro, ci si sono messe lamentele, malesseri, rodimenti e una valigia che scompare nel nulla, facendo scoppiare la scrivente in un mare di lacrime nervose.

e poi, un maldigolaraffreddoreorecchietappatevoceassente che mi tormenta dalla mattina dopo il concorso, dopo cui le scatenate danze irlandesi di  una festa per soli cori mi hanno invasa di risate e sudore. sudore e freddo della notte irlandese, immaginatevi il risultato.

ho lasciato la mia Éireann con l'amaro in bocca, la testa scombussolata e le orecchie tappate.
però l'ho rivista ancora, in giorni di sole (caldissimi, credo un miracolo trovare il sole in irlanda) e anche di pioggia fine fine (ad Áth Cliath, che in questo non mi ha tradita), ma soprattutto, cosa più importante, ho ballato leggera sull'aria di un Reel...

corroso da squarcy alle 19:08 | link | commenti (3)
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domenica, 26 febbraio 2006

Jack è in cucina con Tina
e suona il suo vecchio banjo




cinque giorni davvero freddi cin
que giorni volati via con il vento
cinque giorni costellati da event
i non imprevedibili, deppiù, cinq
ue giorni all'insegna del cammin
are cinque giorni di stanchezza
cinque giorni comunque belli e,
sì, indimenticabili, che sono già
finiti...



ma Berlino è una città stridente che punta al futuro, una città che cammina con una gamba più corta dell'altra, una città immensa, moderna, piena e vuota, ordinata e confusionaria, in poche parole unica. può non piacere ma vale la pena di vederla.

il Tacheles, il Jüdischen Museums, la Kurfürstendamm, l'H&M, il Dunkin' Donuts, la Bäcker Wiedemann, l'Alexanderplatz, il 109, lo Zoologische Garten, il Berlin Mauer, la Friedrichstraße, l'erba trovata per terra.


e il caldo.



corroso da squarcy alle 16:16 | link | commenti (3)
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