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all good things come to an end.
lo dice quella neozoccolona di nelly furtado in una canzone che giuro, non ho mai sentito, e ora lo dico anch'io, dopo mesi di silenzio su questi lidi, per rimarcare il mio abbandono.
perché in ogni caso, ora, riprendere a scrivere su questo spazio non avrebbe senso
dato che il nome stesso ha perso un senso.
blue velvet
tanto tempo fa avevo scelto questo nome perché reduce da un viaggio-concorso memorabile col mio coro, la cui divisa è, appunto, di velluto blu.
ma ora, oggi, la mia avventura corale si è conclusa. in un mare di lacrime, occhi gonfi e rossi, abbracci e parole di incitamento, altri occhi rossi e gonfi a chiedere un ripensamento. ma squarcy ha deciso e nulla la riporterà indietro, perché per una volta che ha preso una decisione chiara (come dice la pubblicità della sambuca molinari) non ci ripensa su.
c'est la vie, la vita che continua, si apre una porta e se ne spalancano tante altre, e non dico che la mia vita deve essere consacrata alla bohème ma più esperienze si fanno e meglio è. e il coro questo lo impedisce. anzi lo impediva.
e da martedì comincerò a sperimentare questa nuova era, di libertà, di mancanza-di-un-pezzo, di pomeriggi liberi.
e chissà che tutto, d'ora in poi, non giri meglio di quanto sia mai stato.
è passato un mese dal mio compleanno, e mi sembra il momento buono per fare un piccolo bilancio. di quest'ultimo mese. delle presunte differenze dall'anno lasciato alle spalle. del compleanno in sé.
e pensandoci su, bisogna proprio dire che questo diciottesimo compleanno è stata una vera merda. preceduto da un litigio epocale con i miei, per cominciare. pochi auguri ricevuti e tanto veleno da parte mia. un concerto meraviglioso perso, e guadagnata una serata che non va proprio annoverata tra le migliori della mia vita (che però è stata compensata dal sabato dopo, per fortuna). la delusione per quel regalo.
questo mese. il primo mese da maggiorenne. in cui ho firmato la mia prima giustificazione, ho aperto il mio conto e mi sono data a folli spese con il mio bancomat. ho fatto le foto per la patente, e giovedì finalmente avrò la visita medica. niente di più, niente di meno.
però i 17 li rimpiango, perché 17 vuol dire spensieratezza e fanciullezza, mentre ora mi sembra di essere già arrivata.
sono pessimista in questi giorni. questa settimana è stata un continuo altalenarsi di quiete e pianti e autolesionismo. culminati ieri sera, abbandonata dalla mia voce venti minuti prima del concerto del mio coro. un maldigolaraffreddorefaringite che è un applauso alla mia idiozia clap clap alla mia giacchetta di velluto clap clap ai miei ma tanto non fa freddo clap clap e è inutile che mi porto l'ombrello tanto mica piove clap clap.
un applauso a me e a quello che (non) ho (ancora) fatto. che coi diciott'anni, in effetti, non c'entra granché.
clap clap.
specchio specchio delle mie brame, chi è la più bella del reame?
mi guardo in questo specchio, ché ieri non ce n'è stato il tempo, e rêverie annega il mio silenzio.
chi vedo?
una tipa con due occhi stupendi, una fossetta sulla guancia sinistra, qualche boccolo e una maglietta a righe.
mi guardo in questo specchio da vicino e da lontano.
mi guardo in questo specchio e vedo un viso deluso e un po' avvelenato.
questo specchio. perché hai scelto proprio questo specchio? cosa volevi dirmi, con questo specchio? è legato a qualcosa di me, questo specchio?
io credo di no. e allora perché?
perché hai cancellato con un colpo di spugna tutto quello che riguarda me dalla tua memoria? come sei riuscita a dimenticarti dei miei gusti? come?
cos'è successo? cos'è successo?
pochi mesi hanno demolito le certezze di anni passati a camminare nella stessa direzione? è bastato non sentirci per un po', per farmi cadere nel tuo oblio?
questo regalo non è per me. non lo sarebbe stato quattro anni fa, non lo è ora. non lo sarà mai.
e quando mi hai detto non ero sicura che ti piacessero e io ho abbozzato con tutte le mie forze un sorriso, non hai sentito freddo? non un brivido sulla tua pelle?
e ora spiegami. che cosa ci dovrei fare, ora, con questo specchio? e con quegli orecchini e quel ciondolo, così distanti dal mio modo di intendere il bello? cosa ci faccio con la tua firma sterile su quel biglietto di auguri? cosa ci faccio con quei rimasugli di amicizia con cui cerchi di costruire discorsi?
cosa ci faccio con i tuoi saluti stentati, con i tuoi sorrisi vuoti, con il tuo distacco? cosa ci faccio con i tuoi rimproveri?
ogni tuo sguardo è una pugnalata al petto. così vicine, eppure così lontane...e non posso evitare di star male, quando ti vedo così diversa da come ti conoscevo, e quando con quel tuo tono mi commenti. cercando di farlo come un'amica. quando amica non sei più.
mi sembra...impossibile.
venerdì 17 novembre. un giorno allegro e fortunato.
che passo il pomeriggio a non fare niente, col culo incollato alla solita sedia in attesa del Miracolo, che non arriva, e parto con la solita trafila di pippe mentali e angosce che mi rovinano l'umore e la digestione.
un post inutile, uguale a troppi altri. bleah.
fuori è buio pesto e io sono distrutta.
e non solo perché ieri ho percorso Firenze a piedi per ore - Firenze che per quanto sia piccola ha un lungarno non cortissimo e una via mannelli che al buio e da sola è meglio farsela a passo svelto - e perché stamattina mi sono alzata presto e ho camminato per il rione monti e via del corso, fermandomi solo una ventina di minuti in tutto, fino alle tre di pomeriggio.
anche, e soprattutto, perché si è appena svolta l'ennesima lite furiosa con coloro i quali mi hanno messa al mondo.
ennesima lite, ennesime lacrime, ennesime minacce.
ennesimo sorriso, ennesimo momento di gioia strappati via.
ci pensavo proprio ieri, che rispetto alla norma era parecchio tempo che non piangevo.
e infatti.
prevedo un ennesimo compleanno senza regalo.
Old friends become old strangers
Between the darkness and the dawn
è inquantificabile la capacità di certe persone di far precipitare in un abisso il tuo morale, le stesse persone a cui tieni tanto ma tanto tanto.
e allora ti senti un po' una cretina, perché ti sembra di aver sprecato troppo tempo e lacrime dietro a costoro, e perché qualsiasi altra persona avrebbe alzato le spalle e lasciato perdere, mentre tu continui a sperare e a fidarti.
è una sensazione terribilmente avvilente, soprattutto perché ti rendi conto che a diciassette anni non puoi aspettare, non ti puoi arenare su una singola relazione e lasciarti sfuggire tutti i treni che ti sfrecciano accanto.
poi quando la serata continua ti rassegni al fatto che qualcuno ha occupato il posto che un tempo tu detenevi con qualcun altro, la qual cosa in sé ti fa rodere e deprimere, ma a cui in finale non puoi trovare un rimedio, dato che quel qualcun altro sta cambiando, diventando pericolosamente simile a quel qualcuno che tu mal sopporti.
e invece, tornando indietro all'incipit, alla defezione improvvisa e ingiustificata della certa persona a cui tieni tanto si è affiancata la presenza di una persona non gradita, il cui irritante broncio - espressione di un'infantile età effettiva, contrastante con la, non dico avanzata, ma quantomeno matura, età anagrafica - ti ha reso ancor più evidente che il tuo cuore non può reggere la compagnia di una persona del genere.
però il concerto che tanto aspettavi non è andato troppo male, nonostante l'umore color antracite che ti ha accompagnata attraverso tutto lo spartito, e anche oltre. se solo l'orchestra avesse suonato un po' meglio.
il problema è che non so cosa scrivere. non so cosa disegnare. non so che foto mettere nell'avatar di messenger.
sono indecisa, confusa e mi sento la testa vuota come un tamburo, che forse se ci si dà un colpetto suona pure.
rileggo i post di un anno fa e mi stupisco di quanto fossi manierista, tutti i miei post erano levigati e rifiniti con tanta cura che manco i poetae novi.
ora scrivo con l'eleganza di uno scaricatore di porto, la mia mente non è più fervida come un tempo e mi sento anche più stupida di prima. è la vecchiaia che incombe, io lo so.
e poi mi sento tanto sola e penso che solo fuggendo per un po' potrei sentirmi libera, sarebbe bello andare in stazione, l'unico non-luogo che mi muove qualcosa dentro, che mi mozza il fiato, e prendere il primo treno in partenza, destinazione le braccia di qualche amic*.
e in più, a roma fa caldo, caldissimo, domenica è già ottobre e sembra di stare a luglio, e quest'afa ha stuccato e io voglio il mio autunno, il mio autunno freddo. per sentire almeno il calore dell'abbraccio di un maglione.
Des corps, des esprits me reviennent
Des décors, des scènes, des arènes
Hantez, hantez, faites comme chez vous, restez
...
ça fait mal réécouter des chansons qu'on écoutait toujours dans un moment critique, triste, étrange, angoissant. toutes les images les plus aigres, les sensations et même les odeurs reviennent comme un coup de poignarde au cœur. ou comme un gifle.
ça fait mal réécouter des certaines chansons, parce qu'on commence à regretter des certaines décisions prises à des certains moments où on écoutait des certaines chansons. et ça fait mal. très mal.
ecco.
fuggire dal caldoumido capitolino non fa che bene, in ogni caso.
ma in questo caso, è stato un toccasana.
fuggire dalla capitale, in treno, treno regionale-che-costa-poco.
verso arezzo.
ad arezzo, essere accolta con baci e abbracci, e tanti regali.
dire ad ogni passo ma lì ci sono passata, ma lì c'ho cantato, ma lì facevamo le prove.
passare sei ore e qualcosa con due stupende fanciulle.
e poi rincorrere per finta il treno di una di loro che parte prima del mio.
e passare venti minuti per terra in stazione aspettando il treno.
e salutare la mia sœur aretina, e promettere di chiamare, e di rivederci a breve, e leggere, appena salita sul treno, un suo messaggio stupendo.
e passare altre tre ore in treno, a leggere pirandello, a parlare con una letterata prodiga di complimenti, e a perdermi nello splendore del cielo alle ore 19.55.
questo è quanto di meglio mi potessi aspettare per chiudere in bellezza l'estate 2006.
domani comincia il mio quinto liceo. da tre giorni dormo in salone causa cugino accampato chez moi. non ho finito i compiti delle vacanze. sono nervosa e incazzata. perché vorrei essere rimasta ad arezzo con ma sœur. perché fa caldoumido nella capitale. perché voglio la mia camera.
se dovessi descrivere in una parola il mio stato d'animo attuale, e da un paio di giorni a questa parte, quella parola sarebbe un bel mah.
perché in fin dei conti le cose non è che vadano troppo bene.
forse è settembre.
il ritorno alle attività, la nostalgia delle vacanze. l'ultima vampata di caldo umido che toglie il respiro.
forse è il ciclo.
chissà.
quello che si delinea all'orizzonte, sempre più netto, è un muro. tra me e il mondo. un muro che - cazzo! - ho costruito io, in tanti anni di paranoie e pianti e crisi e solitudine, e non riesco ad abbattere. o forse sono io che mi autoconvinco di non riuscirci?
mah.
se penso a quanto sono sola mi viene da piangere.
se penso a quanta gente mi sono lasciata sfuggire mi viene da piangere.
e piango nel buio insonne di una notte di fine estate.
che poi è strano come in una notte si riescano a prendere decisioni così definitive e radicali.
che poi insomma, parliamoci chiaro, un anno ancora e milano o pisa o
parigi o un altropostoqualsiasi - machessialontanodacasa - sarà una nuova casa dove ricominciare daccapo.
perché alla fine qui non ho radici così profonde.
perché mi sa che qui ho sbagliato proprio tutto.
[sto diventando troppo emo e ciò non va bene]
io non sono un'attivista politica. la mia militanza si ferma alla partecipazione alle manifestazioni e ai cortei, niente di più. e non sono nemmeno una
frequentatrice di centri sociali, ché i centri sociali li frequento solo per i concerti. (e tutto ciò lo scrivo con rammarico)
però frequento il mio liceo da più di quattro anni, e vedere ragazzini/e ostentare sui loro zaini celtiche, svastiche e citazioni di un certo personaggio mi provoca rabbia. tanta rabbia.
poi un giorno vengo a sapere che un ragazzo dell'Acrobax è stato ucciso a coltellate sulla spiaggia di Focene. io questo ragazzo non lo conosco, e all'Acrobax ci sono andata una volta sola due anni fa, per un collettivo. mi dispiace, certo, ma la cosa la sento
lontana.
e poi
leggo che chi l'ha ucciso è un mio coetaneo. e che sul braccio di questo mio coetaneo c'è una celtica e c'è scritto
forza e onore. e che questo mio coetaneo con la celtica sul braccio gira, appunto, con un coltello in tasca di sera vicino alle dancehall, probabilmente fatto, e fa lo stronzo con le
zecche, e dice loro di andarsene che la festa è finita, e poi scende dalla macchina e li prende a coltellate.
e sento tutto incredibilmente più
vicino.
perché io di stronzi del genere ne vedo ogni giorno intorno a me, orgogliosi del loro essere fascisti e intolleranti verso gente tutto sommato tranquilla come anche me, le
zecche. e li vedo ogni giorno e li guardo male e li compiango, e quando gli dico che quei segni politici che ostentano non danno all'esterno un'immagine positiva non hanno parole per ribattere e abbassano il capo, perché in fondo quegli stronzi lì una coscienza politica non ce l'hanno.
e anche se a Renato io non lo conoscevo, e l'Acrobax l'ho visto una volta sola, adesso è come se avessero ucciso il mio vicino di casa.
e questa situazione è diventata, anzi è sempre stata,
intollerabile.
cenare vegano.
dormire male e svegliarsi all'alba.
dilapidare tutta una mattinata a disegnare con la musica a palla.
fare la single per due giorni vuol dire anche questo.
e se la fortuna sta nel poter usufruire in libertà di 106 mq, la sfiga sta nell'essere imprigionata in solitudine in casa, visto che il destino mi è, come al solito, avverso.
e mentre Goran Bregovic impreziosisce il mio disegno di tratti tzigani, fugge questo reo tempo, e le compte à rebours verso il fatidico 11 settembre è agli sgoccioli.
dire che non mi va di ricominciare è scontato, vero? le premesse dell'anno zeroseizzerosette non sono delle migliori. e dal punto di vista prettamente scolastico, e da quello sociale.
quel bordel. quante più fughe, verso toscana, liguria e germania riuscirò a ritagliare in questo frenetico anno che si prospetta, tanto più mi sentirò in fondo in fondo libera, anche se ormai maggiorenne (manca ormai poco alla tragica data. e io che sono ancora convinta che sarò minorenne a vita), e perseguibile dalla legge.
comme les journées sont longues, dice un certo gruppo francese. ma chi l'ha scritto s'è proprio sbagliato.
e così, tutto a un tratto, si ritorna alla vita normale. tra afa, ozio e zanzare.
e ci si ritrova in tre, sorella, fratello e cugina, in una deserta e quasi fresca san lorenzo, popolata solo da cani e rimastini.
e tutto sembra così irreale.
stare seduti per terra con una birra in mano, e parlare del più e del meno, e guardare la gente.
pensando che pochi giorni fa ero a millemila chilometri da qui e le sere le passavo in giro per la città più bella del mondo. champs élysées, quartier latin, parc de la villette.
parigi mi manca, inutile nasconderlo. mi mancano di quella città la metro, le luci, e ovviamente i miei amici.
sigh.
è successo tutto troppo in fretta.
e poi mi manca anche un'altra cosa.

[muoia soffocato chi non sa cos'è]
tornata.
distrutta.
che di solito sono il ghiacciolo della situazione, e che invece stavolta mi sono sciolta in una valle di lacrime.
non c'è una parola sola per descrivere Parigi.
però una frase c'è.
ovvero.
Parigi è la città più bella del mondo. punto.
teatro di artisti di clochards di bouquinistes di pittori di ritrattisti di musicisti di crêperies di magasins di dragueurs di sexy shops di baguettes di souvenirs di gatti di luci
di film stupendi come le fabuleux destin d'Amélie Poulain
di tutto ciò che può rendere una città BELLA e unica
ordinata, precisa, pulita, artistica.
e con una città universitaria architettonicamente magnifica.
architettonicamente e basta.
ma l'importante non è il contenitore quanto il contenuto.
e infatti, chi riempiva quella città universitaria era quanto di meglio ci si potesse aspettare da una vacanza studio.
persone che riescono a farti passare dalle lacrime alle risate in pochi secondi
che riescono a sopportarti
che ti trasformano in insegnante di piano
e di pronuncia francese
che tra urla lacrime risate scazzi crisi di pianto sorrisi rodimenti di culo foto canzoni ti fanno vivere le due settimane più belle della tua vita.
STONK!
ei, cos'è successo? ti sei svegliata finalmente?eh sì. però che tranvata!
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