il pleut comme vache qui pisse
oggi è la prima vera giornata d'autunno nella capitale.
sta piovendo. ora. fitto fitto. e io ammiro la pioggia, la tenda fissata alla maniglia della finestra.
sono tornata a casa sotto l'ombrello e sentivo il profumo d'autunno, che è sempre lui, che ogni anno avvolge come un abbraccio fraterno.
e forse mi è familiare l'autunno, ché è la
mia stagione. forse eh.
torno a casa ieri sera dopo tre giorni col coro in val di fiemme, tre giorni di polenta, cervo e funghi ma anche di rodimenti di culo aggravati ma anche di risate ma anche di buona musica, ma anche di montagna e nebbia e freddo e camminate sulla roccia e terrore di cadere giù.
e la mattina della partenza ero nervosa e incazzata perché non volevo partire.
e ora piove, continua a piovere e la pioggia scioglie i miei progetti di una trasferta ottobrina in quel di firenze, dato che tutti i prossimi weekend saranno occupati da concerti.
e questo sinceramente mi brucia. questa maledetta distanza che uccide i rapporti più belli.
fortuna che c'è la pioggia a consolarmi.
[e anche la canzone che fa da sfondo a questo blog, che ormai è la mia droga. droga che sto spingendo a tanta gente, che piano piano ne è assuefatta...]